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martedì 13 gennaio 2009

Mi sembra di essere tornato ragazzino...!

A volte i ricordi scolorano nella mente.
Sarà il tempo che è passato.
Sarà un pò di malinconia che m'accompagna.
Chiudo gli occhi più forte e penso a te.
Rossa.
Eri rossa.
Con quel cilindro sabbiato.
E il tubozzo di scarico corto e cromato.
Una emozione che non tornerà.
Il mio primo giorno con te quando avevo pochi anni.
Le valvole che picchiettavano.
E gli scoppi innocenti del tuo pistone.
Come un cucciolo che abbaia.
Quattro tempi avevi.Proprio come le moto vere.
Ed io mi svegliavo la notte e correvo nella
rimessa a vedere che fossi sempre lì.
Avevo paura per te.
Avevo paura di tutto.
Ma quando correvamo verso il fiume,
sulle curve della statale,
mi sentivo grande.
Io non avevo più paura.
Il contachilometri segnava gli ottanta.
Le tue ruotine sottili giravano.
Velocissime.
I raggi brillavano nella luce.
E come era bello.
E come stavamo bene insieme.
Per ore a guardare il fiume che scorreva calmo.
E la vernice si scaldava al sole del tramonto.
La luce debole del tuo piccolo fanale illuminava
l'asfalto della notte.
Tornavamo a casa dolcemente.
Io ti pulivo un pò,prima di lasciarti sul cavalletto.
Con un sospiro chiedevo che venisse presto domani.

(Carlo Talamo)

"Ma il sole torna sempre..."

Io lo vedo dalle ombre della ruggine.
Dal brillare che manca da troppo tempo.
Lo vedo da tutto il nero che sta, sempre più nero,
sotto al tuo motore.
Io lo vedo che invecchi.
Vedo l'olio che abbraccia lievemente tutto il lucido che avevi.
Sento che ogni tanto sei stanca. Come me.
Una ruga, un filo di grasso che ieri non c'era.
forse un pensiero. Che ieri era dolce ed oggi è come temporale.
Non c'entrano gli anni. Non c'entra la fatica.
C'entra quello che abbiamo visto.
Il male che ci hanno fatto.
Ma il sole torna sempre.
E delle volte ti vedo bambina.
Ti vedo come quel giorno, quando nascesti nella mia vita.
Con i raggi che brillavano nel sole.

(Carlo Talamo)

La grandezza di un uomo...spero di avere un giorno la sua fortuna!

"E' un fatto che il mondo sia un pò stupido. Così uomini stupidi raccontano cose stupide che piacciono ad altri uomini stupidi. E il tutto ha una sua logica non priva di una certa tenerezza. Accade spesso che alcuni uomini interrogati sul loro successo si trovino a raccontare cose leggendarie a base di 'grande intuizione' e 'lucida intelligenza' e 'avevo capito prima di tutti'. Bah. Sono sicuro che chiedendo: "come hai fatto" ad uno che ha vinto la lotteria ci si troverebbe davanti alla sua grande intuizione e lucida intelligenza e storie così. Vincere la lotteria è un fatto di casualità. Fortuna. Ma la condizione essenziale per accedere alla vincita è l'acquisto del biglietto.

Ecco fatto: interrogatemi sul perchè sono riuscito ad avere fortuna nella mia piccola vita e vi dirò che avevo comprato il biglietto della lotteria. Ed ho vinto. Non avevo intuizioni, Ne intelligenza lucida. E non avevo capito nulla prima degli altri. Altrimenti forse adesso sarei a Papeete invece che a Milano ad importare motociclette. Motociclette che il caso mi aveva fatto incontrare quando non arrivavo neanche alle ginocchia di una Harley-Davidson.


E la passione ha trasformato il caso nel lavoro che ha cambiato la mia vita, la mia maniera di essere uomo, il mio stato economico. Quello sociale no che ancora mi metto le dita nel naso e dico parolacce. Come prima. E la povertà dei miei inizi mi portò a scegliere di non avere una agenzia pubblicitaria per promozionare la mia mercanzia. Decisi di far da solo. E siccome non sapevo cosa fare decisi di scrivere quello che pensavo. Quello che pensavo delle mie motociclette. Di me stesso. Della fidanzatina di quando avevo quattordici anni. Cose così. Sensa senso. Cose casuali.

E' capitato che queste cose buttate su delle pagine nere pubblicate a caso qua e la sui giornali che mi potevo permettere abbiano trovato persone che le hanno capite. Amate. Rispettate direi. E questo non è successo per caso ma perchè in quelle pubblicità avevo messo me stesso ed il mio cuore ed anche se non lo sapevo allora, c'era un sacco di gente pronta a capire le mie Harley e me.

(Carlo Talamo)

mercoledì 10 dicembre 2008

Ed ora...poesia...

Succede così.
Succede molto spesso.
Che il mondo diventi scuro.
E le giornate di ferro.
Io me ne frego.
Io c'ho la moto.
Che è bassa.
Con le cromature.
Nerissima.
Che con le vibrazioni ci sposto la dentiera a quella del quarto piano.
Io con la mia moto ci vado a spasso.
Da solo.
Non guardo nessuno.
Soltanto quello che stà oltre la strada.
Mi piaccion le pecore.
E molto le galline.
I contadini nei campi.
E se vedo le margherite tiro su forte col naso.
Spesso non sento nulla.
A volte mi aspiro un moscerino.
Quando ci son le curve guardo l'asfalto e le sue buche.
Il suo colore.
E quando piove tiro due bestemmie e poi penso che non importa.
E dopo sull'autostrada mentre me ne torno a casa,mi allungo sulla sella e godo il suono di sto motorone che gira basso.
E spinge forte,come quando mio padre mi prendeva a calci.
Il mondo è dolce stasera.
La vita è bella stasera.
La città la attraverso a zigozago per fare più lunga la strada del ritorno.
(Carlo Talamo)

mercoledì 26 novembre 2008

La mia Honda invece sembrerà una Ducati...

Quando c'avevo quindici anni e a rivoltarmi non
mettevo insieme un cinquemila
m'ero messo in mente che era giunto il momento di
una Harley.
"Ahbbè" mi dissi "Si vive una volta sola".
"Eppoi co'na moto così, vedrai le sbarbine".

Eggià, oltre che non c'avevo una lira,
che ero un pò ritardato
e che pesavo quaranta chili,
stavo messo a schifo a donne.
Cosa leggera leggera, dovuta non tanto al deserto
della mia intelligenza
quanto al disprezzo per il sapone.
Non è che c'avessi li pidocchi, però ero coperto
da uno strato di grasso e morchia figlio delle tante
volte che avevo smontato
e rimontato la Gilera.

Ne andavo orgoglioso della mia Gilera.
Bei tempi.
Mi diminuivo gli anni allora: tutti dicevano
"Però er Carletto è forte n'sacco
(Si si abitavo a Roma)
p'aavecce sortanto undici anni".
E di fatti p'aavecce undici ero forte,ma siccome
andavo per i sedici
dovevo essere un pò indietro in tabella.

Adesso non è più così, adesso me li aggiungo gli anni:
dico che ne ho quarantacinque e tutti a farmi i
complimenti, e
"Come te li porti bene e sembri un ragazzino" e
gridolini.
Lo credo che me li porto bene ne ho otto in meno!

Però qualche sera fa quando ho dichiarato la mia età
(aumento 20%) nessuno ha gridolinato meraviglia.
Ho sentito solo un vago "Eh gia".
Da tre giorni vado guardando le pubblicità dei
parrucchini e ho comprato i pantaloncini corti con i bottoni e le
galosce gialle.

Giusto per rinfrescarmi un pò.
Ma questa è un'altra storia.
Ero rimasto alla mia Gilera.

E all'Harley che rimase un sogno doloroso per molto
tempo ancora. Costava otto milioni contro
le seicento mila di una utilitaria.
Tanti soldi e tanti lividi
per via delle borsettate che mi diede
mammà quando le chiesi
"Sai solo un piccolo prestito, naturalmente restituirò
tutto. Come sempre!"

Ancora massacrato reagii al dolore verniciando il
casco a stelle e strisce come Peter Fonda e
poi saldai uno schienale esagerato dietro alla Gilera
e gli costruii un manubrio che neanche c'arrivavo.

Poi coi risparmi di una vita comprai un serbatoio
dell'Harley con tanto di adesivi e mi sentivo più bello di un
americano.

Mia madre vide l'Harley che però era una Gilera che
c'aveva un libretto che sembrava 'na pagina gialla e mi riempì ancora di
botte urlandomi

"Ladro dove li hai rubati otto milioni per comprare
l'Harley". "Mamma è una Gil..." "Zitto porco li avrai rubati
dalla mia borsa" "Ma mamma è una Gile..."
E ancora botte e borsettate.

Sono passati vent' anni, ma quando mia madre
guarda la Numero Uno e le centinaia di Harley Davidson colorate
che stan di casa qui fà come per alzare le mani e poi stringe la borsa
con più forza e ancora non è convinta che siano tutte Gilere."
(Carlo Talamo)

lunedì 24 novembre 2008

Era come me...

Non desideravo molto, dalla vita.
Soltanto morire un pò meno scemo di come ero nato.
Un traguardo non troppo impegnativo.
Mi sono sforzato in questi ormai troppi anni.
Ho cercato di crescere.
Di sviluppare delle qualità minime.
Ho tentato tutto per evolvermi, modificarmi.
Ho letto libri ed ho viaggiato tanto.
Mi sono interrogato e ho interrogato gli altri.
Qualche volta, un pò di blu sull´orizzonte mi ha dato la speranza.
Ma poi, ma poi mi osservo meglio, guardo più profondamente in quel che sono e la verità torna a vincere sulla menzogna.
Non sono Cambiato.
Nulla è cambiato.
Morirò scemo così come sono nato.
Avevo due anni e correvo per la casa come una Formula Uno ubriaca urlando il rumore del motore e facendo il verso delle gomme che fischiavano quando giravo l´angolo del corridoio.
Avevo otto anni e dormivo con la bicicletta nel letto e la collezione di Dinky Toys sotto il cuscino.
A quattordici anni la scia d´olio che andava dalla porta di ingresso alla porta di camera mia faceva scoprire immediatamente a mia madre dove stava nascosto il motore dell´Italjet.
E adesso che a vele spiegate volo verso i miei quarant´anni, adesso capisco che nulla è cambiato.
Gioco come allora.
Con le stesse cose che mi appassionavano allora.
Ero più piccolo ed erano più piccoli i miei giochi.
Ecco, non sono cambiato.
Nè migliorato.
E forse è peggio di così: una volta per un compleanno, per Natale o per un dentino perso piovevano regali.
Adesso anche se appoggiassi tutta la dentiera sul balcone nessun topolino pagherebbe le rate dell´ultimo gioco.
(Carlo Talamo)

giovedì 20 novembre 2008

C'è chi la moto la vive cosi...

La vernice che scottava e toccarla era un piacere.
Il motore incerto e pigro nei primi chilometri.
Ne è passato di tempo e di strada.
Ne abbiamo visto di mondo.
Ne abbiamo avuto di freddo.
E abbiamo riso.
E una volta ti ho spinta per sei chilometri.
E però ci siamo divertiti.
E le rughe non le sento più.
E quel fumo leggero che vien fuori dagli scarichi è senz'altro allegria.
Non può essere olio.
Ma poi ti guardo nel tappo e capisco che hai sete.
Ho sete anch'io e siamo in un bar.
Io dentro che bevo e tu fuori che stai lì.
C'è una ragazza bionda che mi parla.
Io intanto bevo.
E lei dice che mi conosce.
E io penso che ho sete.
E lei dice cosa fai dopo.
E tu stai lì.
E forse fa freddo.
E più tardi torneremo a casa assieme.
E guiderai tu.
Piano, pianino, con quel suonaccio irriverente che fai tu.
E la notte sarà più calda.
Abitata dagli scoppi che si perdono chissà dove
E dormiremo poi.
Nel mio letto io.
(Carlo Talamo)

domenica 16 novembre 2008

Inizia il viaggio


Era nera.
Come una locomotiva.
E profumava d’olio. Di chilometri.
Il calore che emanava lo potevi sentire a dieci passi.
Fango e sporco testimoniavano di strade lontane.
Io avevo otto anni. quella motocicletta, sola nel caldo di un pomeriggio di tanto tempo fa, quella motocicletta io non posso dimenticarla.
La pelle delle vecchie borse doveva aver visto temporali, vento e lunghe giornate di sole.
Vivevo allora in un paesino del sud dell’Italia.
Motociclette ce n’erano poche.
Di una Parilla mi ricordo. E di una Guzzi. Rossa.
La vecchia motocicletta straniera che odorava di territori lontanissimi riempiva la piazza.
Ed i miei occhi di bambino.
Forza. Nei suoi grandi cilindri rigati d’olio.
Solitudine. Nella sella di cuoio che non poteva ospitare passeggeri.
Qualcuno, dietro di me, mormorò un nome. Con rispetto mi sembrò.
Io non lo sapevo allora, ma quel nome avrebbe accompagnato la mia vita.
È con me da tanto tempo.
Mi vive accanto.
Fortemente.
Era l’estate del ‘59. In Calabria.
Era una Harley-Davidson.
Aveva attraversato l’oceano.
E probabilmente la guerra.
Un uomo traversò la piazza.
Forse mi sorrise.
E quando la polvere si dissolse dietro al profondo suono di quel vecchio motore, poche macchie l’olio sulla terra ricordavano dolcemente il suo passaggio.
Un caldo odore di benzina mi circondò per un attimo.
(Carlo Talamo )